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ci
pervengono mail o contributi molto sentiti che desideriamo pubblicare.
DAL
BLOG MYSPACE "PAGINA TRIBUTO A GILBERTO CENTI" ci arriva questo
post:
Tra
la primavera del 76 e quella del 77 a L’ Aquila come nel resto dell’
Italia ci fu un forte movimento studentesco. In città alla fine dell’
autunno cominciò a trasmettere una radio, creata da alcuni ragazzi,
tra i quali Gilberto Centi. Essa ebbe due sedi: all’ inizio in un circolo
culturale chiamato “La Centrale”, poi in via Crispomonti, attaccata
all’ Associazione “Quarto di Santa Giusta”, che era la sede di “Avanguardia
Operaia”. All’ inizio ci furono molte discussioni con il Movimento riguardo
la sua impostazione, per poi farle seguire la linea di Radio Alice.
Si parlava di Mixer Democratico, dato che chiunque poteva, si prenotava
e trasmetteva ciò che voleva. Gilberto si occupava dei contatti con
Radio Alice, curava le rubriche, il notiziario, la rassegna stampa e
raccoglieva le opinioni. Nella fase iniziale tutto era legato alla buona
volontà del gruppo che reggeva la radio e la mattina faceva la rassegna
stampa, c’ erano i ritardatari che si presentavano alle 9.30 invece
che alle 8 e i pazzi che per una notte trasmisero tutto Guccini (!!).
Nel gennaio del 78 ci furono i primi problemi organizzativi e Gilberto
rimane quasi l’ unico al timone della radio. Intanto in città ci sono
manifestazioni,scioperi e… Gad Lerner, il quale scriverà un articolo
davvero interessante sulla “scena” Aquilana, la gente e le abitudini,
la radio e il Movimento (per Lerner più che di un movimento quei ragazzi
che lo avevano invitato costituivano un branco).
Fu Gilberto a decretare in qualche modo la fine della radio, dato che
lo scenario socio politico stava cambiando. Comunque a detta di alcuni
di quei ragazzi che si dedicarono alla radio, le soddisfazioni legate
a questa esperienza ci furono. Una tra tutte, Radio Attiva era una tra
le radio più ascoltate nel carcere, a detta di molti detenuti, ed era
anche un mezzo usato dai gay per darsi gli appuntamenti.
Matteo
enti.
filippotronca@tiscali.it
QUEL
POCO CHE SO DI LUI di filippo tronca
<<
Chi? Lui? Ma lui chi?..Ah, quello con il nasone bitorzoluto!...Maddai…un
famoso giornalista dell'Unità…interessante….offriamogli
un bicchiere di vino…meglio la birra?...ok birra...>> Fu così che lo
conobbi, nella cantina del Boss, spinto da un deprecabile doppio fine,
sedendomi ipocritamente al suo tavolo con un metaforico caciocavallo
in mano ed un' ipotetica lettera di raccomandazione in tasca: << Alla
Cortese e Squisita Attenzione dell'Illustrissimo Dott. Cavalier Centi
Gilberto. Con la presente i sottoscritti signor Squartabue Don Rinaldo,
parroco di Tione degli Abruzzi, e signor Quaglia ragionier Carmine,
impiegato comunale della suddetta municipalità, vorremo segnalare con
la presente, alla di Lei Luminosa Valutazione, un nostro valente e giovine
compaesano, di specchiata rettitudine e pervicace onestà…>> L'ipotetica
lettera rimase in tasca ma ebbe il merito di farmi conoscere Gilberto.
Dopo tanti anni era tornato a L'Aquila per accudire la madre malata.
Lo potevi trovare tutti i pomeriggi in un piccolo bar del centro, frequentato
da gente frettolosa di passaggio, ma anche da una categoria sociale
più stanziale: i consumatori mattutini di fernet, schiàtta in via di
estinzione nell'era dei cool-drink e dei wine-pub. Il bar aveva inoltre
il vantaggio di non essere frequentato da persone volgari e pericolose
come gli assessori alla cultura. Gilberto divenne presto l' attrattore
anomalo per un'accòlità di buontemponi che presero l'abitudine ad incontrarsi
in quel bar, intorno ad un tavolo ricolmo di bottiglie di birra Peroni
e posaceneri traboccanti di cicche spente. Partecipavano al cenacolo
- o meglio al merendacolo, perché aveva luogo il pomeriggio - anche
i fernettiani che ascoltavano defilati e talvolta approvavano, altre
volte scutevano la testa e andavano a scatarrare fuori. Gilberto di
questo merendacolo era l'indiscusso animatore, ma molto singolare. Non
parlava molto, ma ascoltava sempre, dava valore alle parole, condivideva
i pensieri, proseguiva le storie iniziate a raccontare da altri e aveva
piacere che altri facessero altrettanto. Non è poco in un Paese dove
chi scrive e pubblica poesie è in numero dieci volte inferiore di chi
acquista e legge libri di poesia.
Nessuno, a proposito, aveva mai letto un fico secco di quello che ha
scritto, amato e sognato Gilberto in tanti anni lontano da L'Aquila.
Lui del resto non ne ha mai fatto cenno. Al passato pensava forse solo
in momenti di assenza e di silenzio nel quale talvolta si immergeva.
Intanto nel presente riceveva poeti al bar e riponeva con cura i loro
scritti. In questo spazio acefalo di narrazione sono molte le creature
e le ipotesi di realtà partorite collettivamente che in qualche luogo
forse esistono ancora, in attesa di passare dalla potenza all'atto ad
opera di un demiurgo border-line.
Di queste creature ricordo un enigmatico movimento rivoluzionario, il
XUPPBVIXCRPZN, che metteva a segno sequestri incomprensibili rivendicati
con lettere scritte in etrusco. O in cirillico, come suggerito da Gilberto.
Ridevamo di gusto immaginando i mezzobusti rischiare il colpo della
strega alla lingua per scandire la sigla della fantomatica organizzazione
terroristica. O i salotti di un pallido Bruno Vespa invasi da esperti
e strateghi, parroci e mogli di calciatori, etruscologi e ballerine.
O i titoli a sei colonne dei principali quotidiani: "Rapita la Sora
Lella, gli inquirenti brancolano nella filologia!", "Sora Lella spia
del Kgb?", "La Sora Lella rilasciata in una trattoria in Svizzera! ".
Nel merendacolo c'era una certa propensione al crimine, inutile nasconderlo.
Si progettò ad esempio di rubare i tamagotchi agli studenti del ginnasio
di L'Aquila - ai tempi andavano di moda - e uccidere senza pietà i pupazzetti
con overdosi di coccole o fette di torta. Gilberto all'ipotesi commentò
sghignazzando: "Sai poi cosa scriveranno i giovanologhi". Poi iniziò
il tormentone dei corsi professionali.
C'è
n'era per tutti i gusti.
Dal
"master per aspiranti amministratori di enti inutili" che insegnava
tutti i segreti per dare parvenza di utilità a ciò che non lo ha, o
a sedere comodamente su una poltrona senza farsi venire le emorroidi
o la scoliosi. O lo stage avanzato di "copia e incolla da internet "
per giornalisti e quello di "cucina poverissima, scrocco ai vicini e
digiuno tantrico" per lavoratori precari.
Si affrontarono anche le eterne domande della filosofia ufficiale come:
"Cosa c'è dopo la vita?". L'ipotesi che convinse di più fu che, a sopresa,
c'aveva azzeccato Platone. Dopo la morte ci saremmo ritrovati tutti
sul prato di Er, verdissimo e sterminato come gli altopiani della Mongolia
pettinati dal vento. Cloto, Lachesi ed Atropo, nelle pause della tessitura
di nuovi destini ci guardavano e spettegolavano su ciascuno di noi come
prefiche nerovestite di paese. Poi l'estrazione della nuova vita, solenne
e capitale quella della lotteria fine anno. Con esiti senza un senso
apparerente. Meriti e colpe, si scopriva anzi, non interessavano nulla
ad un dio vecchio e deluso che passava il tempo a giocare a dadi.
A qualcuno toccò in sorte un bussolotto con scritto sopra "ossiuro".
Dopo una lunga fila all'ufficio informazioni, l'impiegato lesse sul
manuale "verme parassita della famiglia degli Ossiuridi che vive nell'intestino
di uomini e cavalli".
Nutrendosi di escrementi, aggiunse con beffarda compiacenza l'impiegato.
L'uomo, che non voleva rassegnarsi ad una designazione sentita come
profondamente immeritata, dopo un'estenuante trafila riuscì ad avere
un colloquio con il dirigente dell'Ufficio Reincarnazioni che gli spiegò
che per cambiare una vita futura ci sarebbe voluta una vita, vista la
lentezza della burocrazia celeste, e dunque nell'attesa tanto valeva
fare quest'esperienza anche perché, spiegò con voce baritonale e avvolgente
"nell'universo tutto ha un'importanza, il mare è composto da miliardi
di gocce di acqua, ogni granello di polvere è speculum di tutto l'essere
presente passato e futuro, ognuno è autore della sua leggenda personale,
l'importante è partecipare e in fondo meglio ossiuro che assessore alla
cultura".
Ogni tanto Gilberto si toccava un'escrescenza che aveva sul collo. "E'
una ciste, fa da pendant con il mio naso" spiegava. Nessuno sospettò
che di altro si trattava, neache quando ad un certo punto Gilberto non
venne più al bar, perché, fece sapere, si era ricoverato in ospedale
per una visita di controllo. Il merendacolo si sciolse così come si
era aggregato. Il XUPPBVIXCRPZN uscì dalla clandestinità per confluire
nel Patto Segni. Un uomo vaga nel Prato di Er in attesa che qualcuno
finisca di scrivere il suo destino.
Era un domenica di agosto.
Giorni prima avevo telefonato a Gilberto, ancora ricoverato, perché
volevo portargli qualcosa da leggere e lui mi disse che voleva un almanacco
dello zio Paperone. Non ho fatto in tempo a darglielo e lo conservo
ancora insieme alle sue poesie. Mi chiedo solo ora se in quei pomeriggi
Gilberto voleva solo esorcizzare la morte, renderne meno amara l'attesa,
con sorrisi e giochi linguistici senza importanza.
O forse, chissà, a Gilberto interessava qualcos'altro. Gilberto, ho
scoperto dopo, fu uno straordinario esploratore di quella terra di mezzo
fluttuante in cui effimeri Masanielli di anagrafe incerta tentano l'assalto
al Potere mediatico, portando al paradosso la sua stupidità, la sua
violenza, la sua abissale ipocrisia.
Nell'era delle immagini che bombardano gli occhi e accecano la capacità
di vedere, qualcuno nell'ombra cerca di insinuare stridenti cacofonie
nella musichetta conciliante che pervade come bambagia gli ipermercati
del senso. Incrinando il grande schermo blindato della comunicazione
per scimmiottare i mantra degli imbonitori di massa e dei domatori di
neuroni. L'industria culturale, è questa però la convinzione prevalente
e forse chissà anche quella di Gilberto, presto risucchia dentro lo
schermo tali carnevalizzazioni, e se questo non basta le sbatte dietro
le sbarre di una galera.
"Carnevalizzi, carnevalizzi pure, modifichi i linguaggi come meglio
creda - risponderebbe gentile un impreditore ramo-mine-antiuomo - basta
che non mi spostiate i numeretti del mio conto in banca". Un tentativo
velleitario dunque, che vive già morto nel crepuscolo del suo assalto.
Ma vuoi mettere la soddisfazione... In quei pomeriggi blateravamo in
cirillico, per non farci origliare in aramaico.
csettimi@freemail.it :
vorrei
solo dire una cosa-
ti amo gil chiunque tu sia ora
qualunque cosa tu sia diventata
e d'egoismo piango non sentir più la tua voce
non veder più la tua pancia cosparsa di cenere
ti amo
e questo non mi basta
cosmomauro@tiscalinet.it
Ti
abbraccio caro Cesare perchè abbiamo amato-in tempi ,e forse anche in
modi,
diversi- Gilberto.
Ho
trascorso con lui alcuni anni nei favolosi' '70 condividendo tante belle
albe successive a splendidi tramonti dove lui mi diceva dalla stanzetta
traballante a l'Aquila: " E spingo le fineste contro il freddo della
sera....".
Con la splendida tribu' di allora aprimmo le porte della percezione
piu' e piu' volte prima che il Grande Fiume si smarrisse in mille rivoli
dove ciascuno riguadagno' la sua singola identità, ma a che prezzo.....!
Grazie,
anche a nome del caro Gilbertosh ( cosi' amavamo chiamarlo).
Mauro
Ciccozzi
wu_ming@mail.org
Ciao,
volevo solo segnalarti che il nostro prossimo romanzo, "54", che esce
a marzo per Einaudi, ha come dedica "A Gilberto Centi". Ti allego quello
che io e Federico scrivemmo pochi giorni dopo la morte di Gilberto.
Sul nostro sito metteremo un link al vostro. R.
vai
all'allegato >>>
dea_ali@hotmail.com
Non
so come farlo capire ma io vivo al riparo...
Per chi mi vede attraverso questi castelli di carta, potrei sembrare
chi vive allo scoperto, sempre sporta sul cornicione dell'impossibile...
a spiare tutte le scappatoie per sgusciar via dalle regole... Mi sono
sempre chiesta se tutti gli errori che mi porto dietro la schiena siano
davvero errori...
Vita...
Vivo adesso molto al riparo e i miei voli pindarici sono qui...
un tempo ero più "concretamente" ai bordi dell'impossibile...
tagliai...
ho tagliato un pezzo di vita per scorticare da me, a coltellate, a fettine
grossolane, tutte quelle persone che mi facevano esplodere dentro la
vita...
perchè non ci si può far esplodere del tutto dentro la vita....
ogni secondo....
cercai la misura...
e questi castelli di carta non sono che la copia rifatta e riadattata,
come una sceneggiatura che deve nutrirsi di "regolarità" ...
raccontando l'inquietudine.
Quella è radicata dentro, dovrò sempre lottare con lei e mi rassegno
ormai ad averla come la compagna seduta sulla sedia con cui converso
nelle notti in cui non sono nient'altro che me. E così, "tagliai" Gilberto.
Me lo hanno detto ieri, è morto ma è morto qualche anno fa.
Tra quelle persone attraverso le quali esplodevo dentro, c'era Gilberto.
Lui era la vita esplosa in assoluto. Con persone come Gilberto potevi
andare solo "oltre" il bordo dell'impossibile tuttavia ci andavi con
l'intensità delle cose condivise, lui conosceva la Condivisione Totale...
Ha "programmato" la sua morte, me lo ricordo...
niente per il suo corpo era scelto per vivere. Attraverso la sua morte
programmata, mi sentiva. Lo scelsi come testimone del mio matrimonio,
lui e una mia amica, che per uno strano scherzo del destino, programmava
la morte anche lei...
la sua mente non va d'accordo con il suo corpo...
tagliai anche lei...
Questi due testimoni del mio matrimonio, anch'esso tagliato con lo stesso
coltello, parlano di me più di ogni altra cosa.
E Gilberto è morto.
Quando ieri me lo hanno detto, ho pensato che il nostro discorso interrotto
dieci anni fa è stato giusto.
Mi lascia le parole che scriveva anche mentre ero lì...
nella sua camera troppo piena...
troppo vuota...
c'era la poltrona letto che gli regalai...
quella in cui avevo dormito da piccolina, perchè io in casa non avevo
un letto da piccolina, lo spazio era poco e ci stava solo una poltrona
letto. Mi lascia la giustizia di aver tagliato un pezzo di vita...
io mi voglio salvare.
Ciao Gilberto, adesso sei "oltre" come volevi tu.
ti
scrivo una mia di tre anni fa.............
ho
scoperto per caso il sito su di lui...
se
"esisti" ancora e se il tuo incrociarti con lui è stato significativo...
facciamo
Qualcosa.... per noi e per lui.....
grazie
di avermi fatto arrivare a ricordi MIEI ... importanti... Aurora
Aurora
Deali
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